Mai come in questi mesi l’Italia ha vissuto uno scollamento enorme tra realtà sociale e mondo politico, come se si trattasse di due universi completamente paralleli, destinati a non incontrarsi mai. E lo si evince non solo dal malcontento che giustamente monta contro i partiti e contro coloro che ricoprono cariche istituzionali, ma anche dai discorsi che questi ultimi fanno: completamente fuori dalla realtà!
Ma siccome la cronaca politica ormai non tratta più le questioni importanti, quali lavoro, ambiente, sanità, occupazione, per perdersi tra diatribe di partito – che non interessano a nessuno se non ai pochi addetti ai lavori – e scandali, qualche parola va detta proprio per provare a mettere dei paletti al fine di evitare che il tutto scada sempre più.
Ed allora, parlare oggi di azzeramento del PDL non può che significare una sola cosa: il suo improcrastinabile scioglimento, senza se e senza ma.
Attenzione, però, a non cadere nella trappola di chi sostiene, in mala fede, che il problema della politica italiana sia proprio il PDL: le questioni, infatti, sono ben altre, e, per rimanere nella galassia del centrodestra, è tutta l’essenza e la funzione stessa del c.d. polo moderato che va ripensata facendo una fortissima autocritica.
E, onde evitare scene patetiche e stomachevoli di qualche ex MSI che oggi, o dal fronte del FLI o da quello interno del PDL, rivendica una presunta diversità, superiorità o rappresentanza, chiamando in causa il proprio percorso politico passato, cosa che di fatto sta avvenendo, occorre essere molto chiari e dire in maniera anche cinica che chi ha meno titolo per parlare sono proprio gli ex MSI.
Perché se qualcuno ancora fa il gioco degli ex, allora bisogna rispondere per le rime ed in maniera anche molto forte e veritiera, andando a dire le cose come stanno.
Dicevano infatti di essere diversi dagli altri, si vantavano di essere i migliori, tant’è che amavano ripetere che “il peggiore dei loro era sempre meglio del migliore degli altri”. Ridicoli, patetici, cresciuti tra sindrome del ghetto e le manie di ducismo, gli ex missini, prima transitati in AN ed in parte minore in Forza Italia, e poi rimasti come vecchie cariatidi nel PDL o nel FLI, una volta entrati nella stanza dei bottoni, si sono rivelati non solo completamente inutili alla politica italiana, ma persino parecchio dannosi!
Con i necessari distinguo e con qualche eccezione di rilievo, per lo più proveniente dalla galassia rautiana, gli ex MSI, infatti, che blateravano di grandi idee, di valori, di visioni, di progetti, si sono rivelati, alla prova del nove, incapaci di realizzare alcunché, con una capacità di incidere nella vita sociale del Paese prossima allo zero.
Per averne contezza, basta chiedere a chiunque – e persino agli “addetti ai lavori” – cosa ricordino, in termini di realizzazioni, di tutti questi uomini che avrebbero dovuto innovare la realtà italiana con una visione autenticamente di Destra. La risposta, nella quasi totalità dei casi, sarà “nulla” o, al massimo e concordemente, la battaglia per un’agricoltura di qualità portata avanti dall’allora Ministro Alemanno.
Ed in effetti, è stata soltanto quest’ultima l’azione che ha caratterizzato gli ex missini al Governo, azione giustissima e ben fatta, ma davvero poca, pochissima cosa rispetto a tutto quello che si sarebbe dovuto fare con tutto quello che questa gente ha espresso nel corso degli anni.
A partire dalla Cultura, galassia da cui tutto il resto si origina e luogo dove l’Italia può esprimere tantissimo. I missini, però, non si sono mai sognati di rivendicare il Ministero dell’Istruzione, o dei Beni Culturali, o lavorare per una riforma del sistema universitario che mettesse al centro la domanda di sapere, e non l’offerta, spesso scadente, come accade da troppo tempo.
Niente cultura, salvo poi a lamentarsi dei giornalisti di sinistra, dei registi, degli autori…. E quanti ne ha fatti crescere la destra? Bene che è andata, spesso ha sbattuto fuori persone sol perché osavano pensare e proporre…
Né questi personaggi si sono certo caratterizzati, con risultati tangibili, per la difesa e la promozione del Bello, concetto che innerva settori ampi e strategici, come quelli dell’urbanistica, dei lavori pubblici, dell’ambiente e della tutela del paesaggio…
E che dire su Lavoro, Welfare e Previdenza? Anni ed anni spesi a fare soltanto vuota retorica sulla “Partecipazione”, senza mai puntare i piedi affinché una nuova realtà sociale ed economica fondata sulla democrazia partecipativa vedesse la luce.
Anzi, molti missini sono stati i primi a convertirsi alla vecchia e superata ideologia liberista per apparire nuovi, incapaci, com’erano, di rendersi conto che l’idea partecipativa era – ed è – molto più moderna ed attuale di ancestrali modelli settecenteschi… Il fatto è che il deficit culturale di alcuni era davvero grande, e che molti, troppi, non erano preparati e diventare forza di Governo…
Come non sottolineare, del resto, la loro grande incapacità di utilizzare la grande occasione fornita dalla presenza della Lega e dal tema del federalismo per gettare finalmente a mare il vecchio concetto giacobino di Nazione e di Italietta ottocentesca per rilanciare con forza il tema dell’identità italiana, che è plurale, territoriale, millenaria e cattolica? Insomma, la destra avrebbe dovuto spingere per la creazione di una sorta di grande forza politica che, partendo dalle specificità locali, riconducesse ad unità, dal basso verso l’alto. Ed invece nulla. Anzi, solita stucchevole retorica, anch’essa prettamente giacobina, sull’Altare della Patria, sulla Festa del Tricolore e sull’unità nazionale, centralista e totalitaria, ossia dall’alto verso il basso…
Giacobini, d’altronde, si sono rivelati ogniqualvolta è stato possibile loro lanciare monetine contro tutti gli altri, sporchi e cattivi, salvo scoprire se stessi come – e persino peggio – di coloro che dicevano di combattere… Ma al purismo e alla ghigliottina metodologica non si rinuncia neanche oggi, salvo a rimanere silenti e conniventi quando davvero sarebbe stato necessario urlare “basta”.
E che dire poi della macabra tanatofilia di cui continuano a nutrire schiere di giovani volenterosi, ai quali si insegnano i nomi di tutti coloro che sono passati come martiri, ma non certo la buona amministrazione, la gestione di un Ente, la proposta politica… Del resto i morti debbono riposare in pace, non possono essere la ragione fondativa di un progetto, ma semmai i suoi testimoni, perché la politica si fa per i vivi.
Ma d’altronde, lasciarsi scappare il treno della contestazione alla globalizzazione, azzittendo quei pochissimi che a Destra, vuoi dalle colonne della rivista Area, vuoi dagli ultimi fermenti di vitalità rimasti nel mondo giovanile, tentavano di analizzare criticamente a questione e provavano a fornire soluzioni, almeno un decennio prima che il giocattolo si rompesse causando i danni che stiamo vivendo, è stato un vero e proprio crimine contro il popolo italiano.
La verità è che gli ex MSI avrebbero vissuto volentieri ancora per anni nei ghetti delle sezioni, tra saluti romani e tricolori, tra nostalgismi e retorica patriottarda, ed invece la Storia ha dato loro l’occasione di fare, di agire, di incidere…
Occasione persa, bruciata, passata ed ormai irrecuperabile.
Dopo quasi vent’anni di fiducia incondizionata data loro dalla gente, e con tale bilancio negativo, con quale faccia possono ancora chiedere consenso? E par fare cosa poi? Forse per spartirsi poltrone, incarichi e privilegi, oltre a cogliere ogni occasione utile per candidarsi ed incassare rimborsi elettorali su cui nessuno può vigilare?
O peggio, farsi cogliere con le mani nella marmellata, scatenando ipocrisia di tanti altri che magari nascondono scheletri negli armadi…
No, questa gente, che ha potuto agire e non lo ha fatto, è da lasciare a casa, perchè non serve alla Politica, non serve all’Italia e non serve a quel che resta dei moderati e conservatori italiani.
Perché i missini si caratterizzano anche per un altro fattore,forse più antropologico che politico, ma che comunque crea danni enormi.
Sono infatti malati di ducismo: ognuno di loro si ritiene unico, nel senso che vuole essere l’unico a rimanere in sella, facendo politicamente fuori tutti gli altri. Sempre con le dovute eccezioni, in generale non amano la cooperazione, non sono in grado di fare squadra, se non nei termini della spartizione di incarichi: tra di loro c’è odio profondo, astio, voglia ed esigenza di essere assolute primedonne.
Fateci caso: ad ogni livello, da quello del piccolo comune fino ai massimi vertici, in genere i missini non hanno mai una vera squadra, composta di tante persone capaci e competenti, non creano ricambio, e quando questo avviene, avviene per cooptazione di gente controllabile, gestibile, di persone, insomma, che fungano la longa manus . Ma la cosa più devastante, è il fatto che questi personaggi debbano fare terra bruciata intorno a loro, annientando chiunque possa rappresentare un pericolo reale o presunto per il proprio potere o persino per il proprio immenso ego!
Cosicché ognuno deve rendersi indispensabile, perché tolti loro non resti più nulla, se non una massa informe e decelebrata di lacchè.
Come non dare dunque ragione a Galan, quando sostiene che con gente del genre non si possa andare da nessuna parte?
Forse, proprio coloro che oggi, per andare all’incasso di qualche posto in lista, minacciano improbabili scissioni da un contenitore che invece occorre sciogliere in toto, farebbero meglio a seguire il loro osannato vecchio capo Fini – che hanno difeso sempre a spada tratta, come in passato difendevano Almirante, persino cacciando dalle sedi chi non era allineato a questa forma di leaderismo folle – nelle scelte deleterie e nella nullità di contenuti.
L’Italia, comunque, avrà un polo in grado di aggregare, sotto la forte spinta e magari sotto una buona leadership della società civile, le culture comunitarie, cattoliche, sociali, moderate e conservatrici che possa, prima o poi, scrivere le pagine della Nuova Europa.
Perché la politica del futuro, cosi come i partiti, non saranno più nazionali ma squisitamente europei: ed in Europa, ci si sta con le idee, con le capacità e con la concretezza, avendo una visione comune.
Non con le marcette, con gli inni della fratellanza massonica imposti nelle scuole, con la retorica da quattro soldi… In Europa si sta con le storie dei popoli, che sono le uniche da difendere e preservare. A differenza di quelle dei partiti, di cui non frega niente a nessuno, specialmente quando l‘unica ragion d’essere diventa solo e soltanto la propria storia passata.
Di Luca De Netto